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PITUR
VOYEUR
©Rikyboy
aka Riccardo Sala * 2026

Group Show
Thomas Berra, Marco Paleari, Aronne Pleuteri, Riccardo Sala, Valentino Vago
a cura di Martina Corbetta e Giacomo Morelli
2024, Giussano MB, Italy
Credits: Cosimo Filippini
Una riflessione sull’arte, il luogo e l’origine.
Quando ho iniziato a immaginare questa mostra, mi sono posto una domanda semplice e, allo stesso tempo, profondamente complessa: cosa significa oggi, per un artista, provenire da un luogo? In un’epoca dominata dalla velocità, dalla globalizzazione e dalla ricerca di un’identità spesso scollegata dal territorio, la Brianza – luogo in cui vivo – mi è apparsa come un punto di par- tenza naturale, un luogo dove la memoria collettiva e l’esperienza individuale si incontrano.
La mostra nasce da qui: da un dialogo tra il territorio brianzolo e cinque artisti dall’origine comune – Thomas Berra, Marco Paleari, Aronne Pleuteri, Riccardo Sala e Valentino Vago – che gravitano, o che hanno gravitato, intorno a questa terra, nutrendosene e tra- sformando il proprio vissuto in linguaggio pittorico. L’idea di itine- rario è precisa: ognuno di loro ha percorso un tragitto autonomo, fatto di sperimentazioni e visioni uniche.
Il territorio non è soltanto sfondo o pretesto, ma l’epicentro da cui tutto prende forma. È il luogo che ha plasmato sensibilità, emozio- ni e riferimenti culturali, e che oggi, attraverso queste opere, viene restituito allo spettatore in una veste nuova, a tratti intima, a tratti universale. Ciò che mi ha stupito è stata l’espressione diversa che collide tra questi artisti, generando itinerari profondamente differenti e curiosi.
Thomas Berra vive e lavora nel Cosmo, e la sua ricerca pittorica è un ponte tra il mondo vegetale e quello onirico. I suoi erbari fantastici, popolati da piante vagabonde – disordinate, dimenticate, ma tenaci – diventano metafore di resistenza ed inclusione. I suoi paesaggi mistici, animati da creature fiabesche, ci conducono oltre la realtà apparente, in una dimensione in cui uomo e natura si fondono in un’armonia ancestrale. Attraverso una pittura che Berra considera rivoluzionaria, ci invita a riflettere sul rapporto tra ambiente e soggetto, dove si annida il mistero della vera bellezza.
Marco Paleari, con le sue opere stratificate, ci conduce in una dimensione sospesa tra il passato e l’immaginario soggettivo. Le sue figure sono attori di una scenografia senza tempo, ricalcate da sagome reali che diventano volumi e forme vive sulla tela. In una commistione tra storia dell’arte e memorie personali, Paleari dà vita a scene grottesche e tragicomiche, come i suoi personaggi di guerra, impacciati e quasi disinteressati al conflitto. Questi attori sembrano rivolgersi al pubblico con un’ironia sgraziata, più preoccupati dello sguardo dell’altro che della narrazione stessa. Aronne Pleuteri esplora il movimento in ogni sua forma, spazian- do dalla pittura alla performance, fino al video. La sua poetica è un viaggio visionario in cui temi come la morte, la malattia e la violenza sono mascherati da un’ironia dissacrante, filtrati attra- verso l’immaginario dei fumetti, dei cartoni animati e della cultura digitale. Sulle sue tele, il paesaggio perduto del suo immaginario originario si scontra con la brutalità urbana, producendo tentativi monocromatici interrotti da esplosioni luminose. In questo linguaggio inquieto, Pleuteri mette in scena i paradossi della con- temporaneità.
Riccardo Sala, in arte Rikyboy, trasforma la nostalgia in materia pittorica. I suoi ricordi d’infanzia, legati al mondo del circo e ai paesaggi rurali, si concretizzano in opere in cui convivono rigore grafico e spontaneità gestuale. Se da un lato la sua estetica circense recupera la vivacità cromatica e comunicativa di un’arte popolare, dall’altro, i suoi scorci agresti raccontano la solitudine e l’intimità del paesaggio brianzolo. Con il progetto Circo Rurale, Rikyboy celebra la spettacolarità della vita agreste, cogliendone l’incanto e la decadenza in una sintesi visiva che guarda al passato con rispetto e alla realtà con poesia.
Valentino Vago, infine, ci guida verso un orizzonte spirituale. Le sue tele sono spazi di contemplazione, in cui la luce e il colore diventano protagonisti assoluti.
Vago ci invita ad abbandonarci alla purezza dell’esperienza visiva, immergendoci in un universo di vibrazioni cromatiche che trascendono il visibile per toccare le corde più intime del nostro sentire. C’è un termine che mi accompagna in questa riflessione: genius loci. Lo spirito del luogo, qui, non è un’entità astratta, ma una presenza viva che si manifesta attraversa le opere. Non si tratta di un’adesione passiva alla tradizione, ma di un dialogo continuo con essa. È la capacità di trasformare la memoria in impulso creativo, di guardare al passato con spirito critico/valutativo e non nostalgico proiettati verso un futuro in continuo rinnovo nutrendosi delle proprie origini.
Mi piace pensare a questa mostra come a un invito a rallentare, per accelerare, a contemplare per vedere, ad ascoltare per sco- prire. Gli artisti ci mostrano che il territorio non è mai statico, ma vive e si trasforma attraverso lo sguardo di chi lo abita e lo interpreta. In un momento storico in cui il mito dell’individuo prevale, questa mostra rappresenta un atto di rivoluzione al contrario.
Giacomo Morelli




Rural Triumphans \ Circus Patiens
Enamel on canvas 176 x 82 cm

Rural Reclam
Enamel on canvas 224 x 82 cm




Rural Reclam – Busc de Brianza
2024 Oil on canvas 24 x 18 cm

Ruggito Rurale
2024 Enamel on PVC 120 x 210 cm



Rural Reclam – Prestampato
2024 Oil on canvas 24 x 18 cm

Rural Reclam – El Casular
2024 Oil on canvas 24 x 18 cm

Rural Zirkus Van
2024 Oil on canvas 40 x 30
cm
